venerdì 30 ottobre 2015

L'analisi: Capo d'Orlando, l'isola felice


La scorsa settimana abbiamo, di fatto, abolito la parola sorpresa; dunque parleremo di una squadra che sorpresa non è e che occupa i vertici della classifica della Serie A per la prima volta nella sua storia: la Betaland Capo d'Orlando.
L'inizio di stagione è da incorniciare: su quattro gare, i siciliani hanno perso solo a Venezia (di un punto e dopo un tempo supplementare) e hanno battuto Cantù, Bologna e quella che può essere considerata, a questo punto, una diretta concorrente, ovvero Reggio Emilia.
La storia dell'Orlandina parte da molto lontano. La prima esperienza nella massima serie risale al periodo 2005-2008 nel quale, dopo la vittoria del campionato di Legadue, Capo d'Orlando raccolse un 16esimo e un 14esimo posto, raggiungendo poi l'apice nel 2007/08 quando, guidata da Pozzecco, chiuse al sesto posto che valse la prima qualificazione ai playoff (sconfitta ai quarti con Avellino, 0-3). In virtù di questo risultato, nella stagione successiva l'Orlandina avrebbe anche dovuto partecipare all'Eurocup, ma, a settembre 2008, ad un mese dall'inizio del campionato, venne esclusa dalla Serie A assieme a Napoli. Tutto da rifare. 
La società ripartì un anno dopo, nel 2009. Ammessa in Serie C Dilettanti, Capo d'Orlando vinse il campionato (e la Coppa Italia di categoria), ripetendosi nei tre anni successivi, con la vittoria dei playoff di B Dilettanti e con i ripescaggi in Legadue ed in Serie A. 
Il nucleo del roster attuale dell'Orlandina è stato creato proprio nell'anno dell'ultima Legadue (che nel frattempo aveva cambiato denominazione in Divisione Nazionale Gold), venendo impostato, fin dall'inizio, all'insegna del compromesso tra esperienza e gioventù. I punti cardine di quella squadra, infatti, erano rappresentati da giocatori magari considerati un po' attempati ma che, in alcuni casi, avevano scritto la storia recente del basket italiano: Basile, Soragna e Nicevic; questi furono affiancati da giocatori in rampa di lancio quali Portannese e Laquintana e, naturalmente, dagli americani (Archie e Mays).
Basile, Soragna, Nicevic ed Archie avrebbero fatto parte del roster anche l'anno successivo, il primo in Serie A; al gruppo dei vecchietti si aggiunse il giovane (all'epoca 34 anni) Pecile, mentre i quattro americani firmati inizialmente (Hunt, Flynn, Burgess e Freeman) avevano un età compresa tra i 24 ed i 26 anni. In corso d'opera la pattuglia straniera fu rivoluzionata e ulteriormente ringiovanita, con le firme, in particolare, di McGee (classe 1991) e Sulejmanovic (1995).
Arriviamo a oggi. La squadra che sta affrontando il campionato di Serie A è stata costruita estremizzando ancora di più il concetto. Da un lato i 40enni Basile e Nicevic, a cui si sono aggiunti Ilievski e Jasaitis (che hanno preso il posto di Soragna e Pecile); dall'altro lato, una squadra molto giovane, composta da giocatori nati tutti negli anni '90, che non superano, quindi, i 25 anni.
Questo mix di giocatori più o meno esperti sta dando ragione, ancora una volta, alla dirigenza della Betaland. I risultati di cui abbiamo parlato, infatti, sono stati ottenuti grazie alle prestazioni dei giocatori che, a turno, si sono alternati alla guida della squadra. Quando Nicevic è poco efficace sotto canestro (2 rimbalzi), ci pensano Oriakhi (11+12) e Metreveli (12+8) a sopperire; se Oriakhi e Metreveli sono in difficoltà (4 punti a testa), coach Griccioli può contare su Nicevic che ne mette 15 dalla panchina; e così via. I punti fermi, tuttavia, sono rappresentati da Jasaitis ed Ilievski: il lituano viaggia alla media di 18,5 punti a partita, preceduto in classifica solo da David Logan, mentre l'ex Roma distribuisce 6,5 assist a gara (quarto in classifica).
Naturalmente, le vittorie hanno generato un certo entusiasmo nell'ambiente orlandino, ma i protagonisti tengono a sottolineare che bisogna ragionare sempre partita per partita e pensare alla salvezza, prima di farsi ammaliare da altri obiettivi. Non sappiamo ancora dove possa arrivare e quali siano le potenzialità di questa squadra, ma siamo sicuri che la Betaland Capo d'Orlando sia una brutta gatta da pelare per tutti e chiunque abbia intenzioni serie deve comunque passare per il palazzo delle favole dove tutto può succedere.

Numbers
Siamo al consueto appuntamento con le statistiche di squadra. Sono 3 le vittorie conseguite dalle squadre in trasferta... i punti complessivi segnati nella quarta giornata sono 1138, per una media di 71,1 punti per squadra... le otto gare si sono concluse con uno scarto medio 10,6 punti... curiosamente, ben due gare sono finite col risultato di 80-70/70-80: parliamo di Cantù-Torino e Caserta-Milano; a queste aggiungiamo il match tra Brindisi e Trento, terminato 81-71 per la Dolomiti Energia...

Village Basket
Abass. La prestazione da 26 punti (5/9 da tre, 5/5 ai liberi) e 9 rimbalzi consacra definitivamente il capitano dell'Acqua Vitasnella Cantù. Nelle prime tre giornate Abass non era mai andato in doppia cifra e questa quasi doppia doppia, decisiva ai fini del risultato, coincide con la prima vittoria stagionale dei canturini.
La crisi di Brindisi. La fantastica vittoria dell'Enel in casa del Banco Sardegna Sassari sembrava aver lanciato la stagione dei pugliesi; tuttavia, dopo aver espugnato il PalaSerradimigni, la banda di coach Bucchi è in striscia aperta di tre sconfitte consecutive: Le Mans, Trento e Gran Canaria. Urge inversione di tendenza.
Rimbalzisti in doppia cifra. Questo inizio di stagione ha senza dubbio messo in evidenza un gran numero di rimbalzisti in grado di andare facilmente in doppia cifra. Sono ben nove, questa settimana: 

Giocatore Squadra Rimbalzi
Veremeenko Reggio Emilia 14
Ebi Torino 14
Oriakhi Capo d'Orlando 12
Hunt Caserta 11
Cusin Cremona 11
Gazzotti Pesaro 11
Kirk Pistoia 11
McKissic Pesaro 10
Faye Varese 10

A questi aggiungiamo quelli a quota 9: Perl (Capo d'Orlando), Aradori (Reggio Emilia), Owens (Venezia), Robinson (Torino), Ross e Abass (Cantù) e Campani (Varese).

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