martedì 10 novembre 2015

Sere A: il Pagellone della sesta giornata






DANIELE CAVALIERO voto 10: i maligni lo davano per finito, il classico rincalzo che gioca in serie A per la regola dei 5 italiani. Leggere e sentire queste cose, a 31 anni, è degradante, ti punge nell’orgoglio, orgoglio che il ragazzo da Trieste ha sempre avuto, assieme a due cose granitiche in zona intima. Contro Torino replica lo show balistico di Capo d’Orlando: 21 punti (3/3 da 2, 5/7 da 3), 4 rimbalzi, 2 assist e 28 di valutazione in 25 minuti di onnipotenza cestistica, Varese vince, lui se la ride. NON E’ UN PAESE PER VECCHI.

GIORGIO TESI GROUP PISTOIA voto 9: “questa sconfitta ci farà bene” aveva ammesso Enzo Esposito dopo la caduta di Milano. Così è stato, i suoi ragazzi reagiscono immediatamente, vincono il “lunch match” contro Cantù e tornano a volare, per la gioia dei propri supporters. A parte l’ormai solito Alex Kirk (altri 22 punti, dopo 6 giornate parliamo di 17 punti, 8.3 rimbalzi e 2 stoppate di media), “El Diablo” ha pescato due esterni coi fiocchi, ovvero Preston Knowles e Wayne Blackshear, ha perso Thornton ma ha rivitalizzato un Olek Czyz quasi fuori dal giro che conta, il tutto sotto la regia del pupillo Ron Moore. E questi ragazzi lo seguono, e lui si sta levando parecchie soddisfazioni, in barba già a chi era pronto a definire questa squadra il classico fuoco di paglia. SALUTATE LA CAPOLISTA.

BRIAN SACCHETTI voto 8: vedi Cavaliero. Questo è un altro che, silenziosamente, è riuscito a ritagliarsi uno spazio notevole in una squadra zeppa di forestieri. Il suo score ad Avellino recita: 9 punti (3/7 al tiro) e 2 rimbalzi in 22 minuti. Niente di trascendentale direte voi, il problema (per Avellino) è che sta in campo nel momento caldissimo della partita (ultimo minuto) e, di quei 9 punti che leggete, 4 arrivano proprio in quel momento caldissimo, la tripla del controsorpasso e il tiro libero della staffa, sinonimo che, per avere gli attributi, non bisogna per forza avere il nome carino o la pelle scura, ci nasci, da qualunque latitudine provieni. MADE IN ITALY.

MICAH DOWNS voto 7: nel plebiscito di consensi (giustissimi) per Peyton Siva e il suo ottimo esordio, mi sento di fare un po’ la voce fuori dal coro premiando, invece, il ragazzo di Kirkland. Un Settembre passato a curarsi da una lesione alla fascia plantare, un Ottobre passato a recuperare la miglior condizione fisica, con le solite voci che lo volevano tagliato a farla da padrone. Bisognava avere pazienza, le prestazioni sarebbero arrivate, soprattutto all’interno del contesto giusto e accanto alla gente giusta. Contro Capo d’Orlando chiude con 16 punti (7/12 al tiro), 3 rimbalzi, 3 assist e 3 voli sopra il ferro che fanno strabuzzare gli occhi degli oltre 4.000 del Palamaggiò. La pazienza è la virtù dei forti, anche se a Caserta non lo capiranno mai. WELCOME (BACK).

KRUNOSLAV SIMON voto 6: in estate ci siamo sbilanciati parecchio definendolo uno dei migliori colpi del mercato, non solo meneghino. L’esterno croato è il vero valore aggiunto di Milano, giocatore con attributi e carattere da vendere, che sul parquet fa sempre la cosa giusta al momento giusto. Contro la Virtus Bologna esce dalla panchina, segna 25 punti in 29 minuti prendendosi 11 tiri in tutto, game, set & match direbbero nel tennis, il tutto senza quasi fare rumore. KILLER SILENZIOSO.

BETALAND CAPO D’ORLANDO voto 5: l’assenza di Ilievski è un’attenuante molto seria, perché giocare senza play maker è difficile (molto) per chiunque, ma a Caserta, nonostante le difficoltà, un attacco poco ragionato (44% al tiro, 33% da 3, 26 palle perse complessive), fatto di soluzioni estemporanee e parecchio affrettate, stava per arrivare un autentico colpaccio, visto il vantaggio di 7 punti a 5 minuti dalla fine. Niente di tutto ciò, la benzina è finita, il Palamaggiò ha ruggito ed arriva una sconfitta che può far pensare, soprattutto in chiave futura. NO VLADO NO PARTY.

CONSULTINVEST PESARO voto 4: un po’ come Capo d’Orlando, anche se la resa è forse arrivata prima, e senza l’attenuante di qualche assenza di rilievo. Purtroppo Pesaro continua ad avere un problema, cioè giocare le partite in 3, massimo 4 effettivi, perché non tutti (soprattutto Shelton e Walker, autentica delusione dei marchigiani in questo primo mese e mezzo di stagione) stanno dando l’apporto richiesto. La storia del budget risicato è sempre attuale, ma non possiamo neanche pensare che Paolini si vesta da novello Silvan e faccia i miracoli. WAKE UP.

PHIL GOSS voto 3: la stagione della guardia di Washington sembra proprio non voler spiccare il volo. A Brindisi va nuovamente dietro la lavagna, nei 28 minuti che gioca al Pala Pentassuglia produce 10 punti, ma commette 4 falli, tira 4/11 e completa il tutto con 3 palle perse sanguinose, che non si addicono ad un giocatore della sua esperienza. Venezia ci rimette le penne, lui continua ad essere il grande assente degli oro/granata. CHI L’HA VISTO?

SIMONE FONTECCHIO/VALERIO MAZZOLA voto 2: a scuola qualche professore avrebbe detto “i soliti due a caso”, facendo riferimento a una coppia di ragazzi indisciplinati da richiamare. Nel podio contrario ritroviamo i due compagni di merende (cattivo gusto? Vabbè), che a Milano tornano, amabilmente, a far danni: segnano, non si sa come, 10 punti in due, ma non ci prendono mai (2/12 al tiro), non aiutano la squadra, non combattono e non sembrano neanche avere voglia. Però gli italiani devono giocare, non fare i “portaborse”, ma se giocano così ci vuole stomaco a lasciarli sul parquet. HALLOWEEN…POSTUMO.

OJARS SILINS/VLADIMIR VEREMEENKO voto 1: io sono il primo a battermi per far giocare i lunghi e per non vederli utilizzati solo come “porta blocchi” o “prendi rimbalzi”. Però ragazzi, se la palla vi arriva la dovete mettere nel canestro, obiettivo primario di questo gioco che tanto ci piace e ci appassiona. 4 punti (in due, non sto scherzando), 2/7 al tiro, 7 falli commessi, 4 palle perse, -8 di valutazione e, in più, appena 3 rimbalzi totali, due che sono alti, rispettivamente, 203 e 208 cm. Mi dispiace, ma oggi non siete difendibili. MORBIDI…ECCESSIVAMENTE.

MANITAL TORINO voto 0: quarta sconfitta consecutiva per i piemontesi, che a Varese resistono un tempo prima di crollare. Il feeling con la serie A, dopo 22 anni di assenza, proprio non sboccia, l’ultimo posto in classifica è l’unica certezza e anche la saldissima panchina di Bechi comincia a traballare. Ok la pesante assenza di Ebi (peccato non aver potuto assistere al duello nel duello tra “Boogyemen” con Faye), ma questa squadra è in palese difficoltà da oltre un mese: in attacco (anche a Masnago 45% dal campo) e in difesa, dove arrivano altri 92 punti incassati. E sembra essere una squadra senza mordente (42-34 il confronto a rimbalzo in favore dei “bosini”), che si fa sopraffare senza colpo ferire, e l’unico che lotta come un leone (Dejan Ivanov) andrà via a beneficio del rientrante DJ White. IDEE (POCO) CHIARE.






















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