venerdì 18 dicembre 2015

PCP Highlights #3





Il buon momento dei Sacramento Kings (3 vittorie consecutive, 10 complessive su 25 partite, 12° posto ad Ovest con 7° e 8° posto distanti appena due e una vittoria), oltre ad un Rajon Rondo tirato a lucido come non si vedeva da anni, il solito, dominante, DeMarcus Cousins, la certezza Rudy Gay e un allenatore solido come George Karl, si deve anche e soprattutto ad un ragazzo che, in questa stagione, è letteralmente esploso, ritagliandosi, finalmente, un ruolo di rilievo in NBA. Stiamo parlando di Omri Casspi.

BIOGRAPHY
Nato ad Holon (Israele) il 22 Giugno 1988, è il secondo di tre figli che papà Shimon e mamma Eilana mettono al mondo.

Trascorre l’infanzia a Yavne dove, a 10 anni, si innamora perdutamente della pallacanestro. Lo nota il Maccabi RiShon, ma è solo un breve periodo, perché gli scout del Maccabi Tel Aviv gli hanno messo gli occhi addosso ormai da tempo, e il matrimonio si fa nel 2001, quando il ragazzo ha 13 anni.

Con gli “Yellows” disputa tutte le categorie giovanili oltre, contemporaneamente, a giocare per la squadra della sua scuola superiore.
Il 2005, a 17 anni, è l’anno dell’esordio in prima squadra: le stagioni col Maccabi saranno tre, intervallate da un prestito all’Hapoel Galil Elyon, vincerà due scudetti, una Coppa d’Israele e, nel 2008, giocherà la finale d’Eurolega che gli israeliani perderanno contro il Cska Mosca. Nella stagione successiva si classificherà al 4° posto nel FIBA Europe Young Men’s Players of the Year, alle spalle di gente del calibro di Ricky Rubio, Danilo Gallinari e Kosta Koufos. In tutto giocherà 39 partite in Eurolega (6 punti e 2.4 rimbalzi di media), con la stagione 2008/2009 (8.8 punti e 3.1 rimbalzi di media) che resta la migliore, permettendogli il quarto posto di cui sopra.
Dopo aver giocato nelle Nazionali giovanili Under 16, Under 18 (miglior realizzatore della squadra agli Europei del 2005 con 15 punti di media) e Under 20 (18 punti e 5 rimbalzi di media agli Europei sloveni del 2007), il 2008 è anche l’anno del suo esordio con la Nazionale maggiore Israeliana. Disputerà due campionati Europei, quelli del 2013 e del 2015 (21° e 13° posto), negli ultimi ha prodotto 16.4 punti, 7.2 rimbalzi e 3.2 assist di media, con un high di 29 punti (con 6 rimbalzi e 5 assist) contro la Bosnia.


NBA
Nell’ormai solito 2008 si rende eleggibile al Draft, ma non viene selezionato, quindi resta un anno in più in Europa.

Il 25 Giugno del 2009, tre giorni dopo aver compiuto 21 anni, i Sacramento Kings lo scelgono alla 23° pick assoluta.

La stagione da rookie (2009/2010) lo vede impattare molto bene sulla lega: gioca 77 partite (31 in quintetto iniziale), sta in campo 25 minuti di media e viaggia a 10.3 punti, 4.5 rimbalzi e 1.2 assist.
Nella stagione successiva calano le partite (71, 27 in quintetto), i minuti (24) e, di riflesso, anche i numeri (8.6 punti, 4.3 rimbalzi e 1 assist di media), quindi la cessione: il 30 Giugno 2011 i Kings lo cedono ai Cleveland Cavaliers, con una scelta al primo giro al Draft del 2012, in cambio di J.J. Hickson.
In Ohio resta due stagioni, per un totale di 108 partite (36 in quintetto) e 5.6 punti e 3 rimbalzi di media. E’ il momento di cambiare nuovamente aria e di tornare nel vecchio West, precisamente in Texas: il 16 Giugno 2013 firma con gli Houston Rockets, dove gioca 71 partite alla media di 7 punti, 3.7 rimbalzi e 1.2 assist di media.
Ma Sacramento è nel destino di questo ragazzo, e il 18 Settembre 2014 si ufficializza il ritorno in California: nella passata stagione produce 9 punti, 4 rimbalzi e 1.5 assisti di media, con tanto di career high NBA il 7 Aprile 2015, 31 punti nella vittoria 116-111 contro i Minnesota Timberwolves.


L’ESPLOSIONE
La stagione in corso è quella dell’esplosione totale: complice anche il nuovo assetto tattico, Casspi sta trovando molto più spazio (28.6 minuti a gara) e le prestazioni lievitano. 12 punti, 6 rimbalzi, 1.7 assist e 13.5 di efficiency media, season high di 22 punti lo scorso 6 Novembre nella sconfitta dei Kings proprio contro i Rockets, oltre ad avere posto fisso nel quintetto iniziale di coach Karl.

CARATTERISTICHE FISCHE E TECNICHE
206 cm per 102 kg, può giocare indistintamente sia da ala piccola che da ala grande, una bidimensionalità e duttilità notevoli.

Tiratore sia dalla media che dalla lunga distanza, ottimo atleta, buona presenza a rimbalzo sui due lati del campo e importante attitudine difensiva, che gli permette di spendersi, in difesa, su ben tre ruoli.

Karl lo sta utilizzando come ala piccola (con Gay da ala grande e Cousins da centro), ma la sua interscambiabilità gli permette di spostarlo spesso anche da ala grande, dove è bravo anche a mettere in ritmo gli esterni per il tiro da fuori, oltre a sfruttare la sua velocità contro pariruolo più grossi e pesanti.
Un’addizione notevole in una squadra che sta provando a ritagliarsi nuovamente un ruolo importante in NBA, dopo gli indimenticati fasti di inizio nuovo millennio.




A partire dalla fine degli anni '70 l' NBA ha avuto modo di espandersi e farsi conoscere in tutto il mondo per via dei suoi campioni che , grazie alle loro giocate sensazionali, facevano stropicciare gli occhi agli appassionati di basket nel mondo. Larry Bird, Magic Johnson, Julius Erving, Michael Jordan ,e tanti altri ancora, sfoggiavano tutto il loro eccelso talento per poter poi vincere il tanto agognato Larry O'Brien Trophy. Molto spesso però, queste celebrità rappresentavano solo una parte dell' NBA di quegli anni fatta di tanta fisicità e gioco duro. L' altra faccia ,della lega di pallacanestro più importante al mondo, era rappresentata da squadre o giocatori che , per via del proprio stile di gioco o del loro carattere, venivano etichettati come scorretti, odiosi e irrispettosi. Uno di questi era Bill Laimbeer, lungo di una delle squadre più pazze, ma al contempo più forti, di quegli anni: i Detroit Pistons di coach Chuck Daly.

Gli inizi, il draft e l'anno in Italia:

William "Bill" Laimbeer nacque a Boston il 19 maggio del 1957, ma subito si trasferì a Chicago e poi a Palos Verdes , nei pressi di Los Angeles, a seguito della sua facoltosa famiglia. Si innamorò presto della palla a spicchi e decise , al termine dell' High-School nel 1975, di approdare all' università di Notre Dame dove , oltre a laurearsi in economia, entrò a far parte della squadra collegiale di pallacanestro: i Notre Dame Fighting Irish, una delle squadre più forti dell'epoca. Bill però non brillava per talento e , subentrando molte volte dalla panchina, chiuse i quattro anni collegiali con una media di 7 punti, 6 rimbalzi e 1 assist in 22 minuti di gioco. Nonostante tutto però, nel 1979 si rese eleggibile al draft NBA, ma fu selezionato dai Cleveland Cavaliers solo con la chiamata n.65 del terzo giro. La franchigia dell' Ohio ebbe molti dubbi circa Bill, che a sua volta decise di approdare alla Pinti Inox Brescia, all'epoca squadra della massima serie italiana di basket. In Lombardia fece coppia con un altro grande americano come Marc Iavarone (campione con i 76ers nell'83) e riuscì a chiudere la stagione con ben 21 punti e 12 rimbalzi in appena 21 minuti di gioco.

Il ritorno a Cleveland e il passaggio ai Detroit Pistons:

Dopo l'esperienza in Italia, Bill decise di giocarsi di nuovo la carta NBA, passando però prima dalla Summer League. I dirigenti dei Cleveland Cavaliers rimasero impressionati dal giovane giocatore e decisero di puntare su di lui per la stagione successiva. Nell' Ohio Laimbeer disputò una discreta stagione da rookie chiudendo l' annata 81-82 con una media di 9.8 punti, 8.6 rimbalzi e 2.7 assist in 30 minuti. Nell' 1982-83 poi,  i Cavaliers decisero di inserire Bill in una trade che lo fece approdare a Detroit, sull'altra sponda del lago Erie. Con i Pistons Laimbeer riuscì a chiudere la stagione in doppia doppia con 12.8 punti e 11.3 rimbalzi a gara, ma la franchigia del Michigan era ancora una squadra in costruzione.

La consacrazione a Detroit, la cattiva reputazione e la nascita dei "bad boys":

 Nella città dei motori Bill dimostrò a tutti il tipo di giocatore che era: un grande conoscitore del gioco provvisto di qualità difensive sopra la media. Inoltre, era dotato anche di qualità offensive importanti che ne facevano di lui anche un ottimo realizzatore. Laimbeer però, affiancava a tutte queste qualità anche uno stile di gioco fin troppo duro e a tratti scorretto che diedero adito dalla stampa di creare intorno a lui la fama di giocatore cattivo, etichetta che gli rimase fino al termine della carriera. Malgrado tutto però, nel 1983 fu convocato per la prima volta all' All Star Game, a dimostrazione del fatto che , tra una gomitata e una rissa, era ormai diventato uno dei migliori giocatori della lega. Nel 1984 ebbe modo di bissare l' esperienza all' All Star Game e al termine della stagione riuscì a centrare i playoff con i suoi Pistons. L' annata successiva Bill entrò a far parte di nuovo della formazione che partecipò alla gara delle stelle , grazie ai suoi 17.5 punti e 12.4 rimbalzi di media, e riuscì nuovamente a condurre Detroit ai playoff, dove però fu sconfitto al secondo turno dai Boston Celtics del suo odiato rivale Larry Bird. Nella stagione successiva Laimbeer , che nel frattempo si inimicò quasi tutti i suoi colleghi, continuò a far bene e , per via delle sue medie da 16.6 punti e 13.1 rimbalzi, fu nominato come miglior rimbalzista dell' anno. Contemporaneamente i Pistons arrivarono di nuovo ai playoff, ma la squadra non era ancora matura per poter fare bene in post-season e così Bill e compagni furono eliminati al primo turno dagli Hawks.  Tuttavia, non era solo Laimbeer ad avere una cattiva reputazione, ma tutta la sua squadra, composta da giocatori come  Isiah Thomas, Joe Dumars, Rick Mahorn e Dennis Rodman, fu oggetto di critiche da parte degli addetti ai lavori per via del gioco sporco e della cattiveria agonistica. A tal proposito, i Pistons divennero per tutti i "bad boys", diventando così una delle squadre più forti e più odiate dell' epoca.

Dalla finale di conference dell' 87 ai due titoli consecutivi:

Nella stagione 1986-87 per Bill arrivò un'ulteriore partecipazione all' ALL Star Game e , malgrado un leggero calo nelle statistiche, si rese protagonista nella cavalcata di Detroit nei playoff. Infatti, Laimbeer e compagni arrivarono a disputare la finale di conference, ma furono sconfitti nuovamente dai Boston Celtics. Tuttavia, aumentò la consapevolezza in Bill che Detroit era ad un passo dal successo e così ,dall' anno successivo, il suo gioco divenne più duro, risultando essere un fondamentale fattore difensivo. Il prodotto di Notre Dame University realizzò 13.5 punti e 10.1 rimbalzi di media, ma riuscì allo stesso tempo a smistare anche 2.4 assist a gara. Nel frattempo Detroit ottenne la sua vendetta contro i Celtics e vinse la Eastern Conference battendo i Boston , ma fu eliminata in gara 7 delle finali dai Los Angeles Lakers di Magic Johnson. Ormai il titolo era ad un passo e così, nella stagione 1988-89, i Detroit Pistons ottennero il loro primo successo vincendo l' anello proprio contro i Lakers. Laimbeer si rese protagonista in quella stagione di alcune risse memorabili, ma al contempo riuscì ad essere un vero protagonista in campo non solo in fase difensiva, ma anche in attacco con circa 14 punti di media. Nell'annata 1989-90 i "bad boys" replicarono l' impresa battendo prima i Bulls di Jordan e Pippen in finale di Conference, e poi sconfiggendo i Trail Blazers di Drexler in finale. Anche in questa stagione, Bill fu un autentico leader silenzioso dei Pistons e , malgrado le medie ulteriormente calate (12.1 punti, 9.6 rimbalzi e 2.1 assist) , riuscì lo stesso ad essere un elemento chiave della squadra.

Il declino e il ritiro:

Nella stagione 1990-91 Detroit arrivò alle finali di conference, ma fu sconfitta da Chicago per 4-0. Nonostante però una stagione giocata ad alti livelli da parte della franchigia, il rendimento del trentatreenne Bill calò ulteriormente. Declino che fu poi confermato a partire dall'annata 1991-92, quando Detroit fu eliminata al primo turno di playoff dai Knicks e Bill finì la stagione ,per la prima volta dopo undici anni, sotto i 10 punti. L' era dei "bad boys" stava per concludersi e così, nella stagione 1992-93, Detroit non riuscì a centrare i playoff. Bill , come del resto i suoi compagni di squadra, risentì di un calo generale che lo costrinse a chiudere l' anno con appena 8.7 punti, 5.3 rimbalzi e 1.6 assist in 24 minuti di gioco. Malgrado l'evidente declino però, Laimbeer volle disputare una nuova stagione, ma fu costretto a ritirarsi nel dicembre del 1993 a causa di problemi fisici alla schiena e alle ginocchia. 

Il post- NBA e l'attività di coach:


Dopo il suo ritiro Bill , che in carriera fu il miglior rimbalzista nella storia dei Pistons con ben 9.430 rimbalzi catturati, iniziò la sua nuova attività di commentatore TV e di imprenditore, ma nel 2002 arrivò la chiamata dalla franchigia delle Detroit Shock (squadra di WNBA) che gli offrì il ruolo di capo allenatore. Bill accettò e nel 2003  si rese subito protagonista grazie alla vittoria del titolo e la nomina come miglior allenatore dell' anno. Laimbeer ebbe modo di vincere nuovamente due titoli da coach nel 2006 e nel 2009 e , a fine stagione. fu chiamato dai Timberwolves come assistant coach in NBA. A Minneapolis vi rimase per due anni, ma poi tornò nella WNBA nel 2013 dove è tutt'ora il capo allenatore di successo (è stato nominato nuovamente miglior coach dell' anno nel settembre scorso) delle New York Liberty. 






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