martedì 8 dicembre 2015

Serie A: il Pagellone della decima giornata





AWUDU ABASS voto 10: ormai non fa quasi più notizia, perché sta diventando una (piacevole) consuetudine vedergli sciorinare prestazioni di assoluto spessore. A Venezia è semplicemente devastante, Corbani lo tiene in campo per tutta la partita, lui segna 34 punti (5/5 da 2, 5/7 da 3, 9/11 ai tiri liberi), arpiona 10 rimbalzi, quando ha tempo dà via anche un paio di assist, piazza un clamoroso 44 di valutazione e gli avversari, per fermarlo, devono ricorrere al fallo (ben 8).
I suoi numeri parlano chiaro: 15.2 punti (56% da 2, 35% da 3), 6.1 rimbalzi, 1.6 assist e 1.5 recuperi di media, quattro volte in doppia cifra, e ha “solo” 22 anni. Il futuro è decisamente suo, a tutto tondo, e chissà che Messina, dall’altra parte del mondo, non stia abbozzando un sorriso. SKY CAPTAIN

ANDREA DE NICOLAO voto 9: la canzone è la solita, “gli italiani non giocano, ci sono troppi stranieri”, ma quando valgono giocano, eccome se giocano. Contro Milano il play maker padovano si prende il proscenio, ne mette 17 (2/3 da 2, 3/6 da 3, 4/4 ai liberi) con 4 assist e 6 rimbalzi, tramutandosi in una freccia spesso imprendibile per la difesa meneghina, senza far rimpiangere Stefano Gentile, assente per un problema muscolare, quindi sobbarcandosi tutte le responsabilità in regia. Sarà contento Menetti, che ora sa di poter contare anche su di lui per il resto della stagione, noi confermiamo che il lavoro sul campo, prima o poi, paga sempre. ITALIAN (S) DO IT BETTER.

SIDIGAS AVELLINO voto 8: un’altra di quelle squadre che potrebbe scrivere un libro tra problemi fisici, societari e quant’altro, ma quest’anno, senza fare proclami, senza spese eccessivamente pazze, con dei problemi ugualmente (la coppia play immaginata in estate è in fase di cambiamento), ha vinto 4 partite su 10 ed è in netta crescita. Il gioco dei “se e dei ma” non mi piace, ma con un minimo di attenzione in più gli irpini si potevano trovare a ridosso della zona play off, se consideriamo come hanno perso contro Sassari e Cantù, partite già vinte gettate alle ortiche. Però, con i dovuti aggiustamenti in regia, questa squadra potrà dire la sua, visto che pare aver trovato la quadratura del cerchio sui due lati del campo. THE WOLF IS BACK.

GIORGIO TESI GROUP PISTOIA voto 7: sbanca Torino e aumenta la folla in testa alla classifica, e volendo non sarebbe nemmeno la notizia. Quello che impressiona è il modo: senza Knowles, con Czyz e Kirk a mezzo servizio, sapendo soffrire, giocando in maniera organizzata ma allo stesso tempo folle o, come ormai piace dire a tutti, “ignorante”. Una vittoria del genere fa capire che i toscani, a questo punto, non possono essere definiti più una sorpresa, ma una conferma. RUSPANTI.

ADRIAN BANKS voto 6: e torniamoci in America, precisamente a Memphis, luogo di nascita di questo ragazzo, che a Capo d’Orlando mette in scena un autentico show balistico.
35 minuti, 27 punti (6/9 da 2, 3/5 da 3, 6/8 ai liberi), 6 assist, 4 rimbalzi, le maniere forti dei paladini (9 falli subìti), 38 di valutazione e un analgesico per i quasi 3.000 del Pala Fantozzi, afflitti da emicrania nell’assistere a questo popo di prestazione.
E pensare che qualcuno aveva anche detto che non era il solito Banks, che era spento e svogliato, ieri, oltre al lavoro suo, ha fatto anche quello di Reynolds e Scott, ancora ai box, quindi è probabile che bussi per un dovuto aumento di stipendio. STRAORDINARI (O).

BETALAND CAPO D’ORLANDO voto 5: seconda sconfitta consecutiva per i siculi, la 5° nelle ultime 6 partite. E’ probabile che l’inizio sprint abbia fatto un po’ montare la testa ai ragazzi di Griccioli, partiti con ben altre velleità e ritrovatisi, dopo il suddetto inizio, in una situazione di classifica ben diversa da quella immaginata. Un calo netto, che ha fatto crollare parecchie certezze e che potrebbe far rivedere, nuovamente, gli obiettivi dei paladini, che hanno sprecato un’ottima occasione, in casa, contro una Brindisi in totale emergenza infortuni. Non è una bocciatura, perché non è una squadra costruita per chissà quale campionato, ma un grande passo indietro sicuramente, perché se ti rilassi già dopo un mese di campionato allora c’è qualcosa che non va. SVEGLIA.

AUSTIN DAYE voto 4: è arrivato a Pesaro venerdì scorso, neanche il tempo di capire dove si trovasse che Paolini lo manda in campo a Caserta e lui, in risposta, tira qualunque cosa gli passi tra le mani, spesso senza alcun senso, chiudendo la sua gara d’esordio, in serie A, con un poco onorevole 3/19 dal campo, in aggiunta a 2 palle perse e 4 falli commessi. Sicuramente non è questo giocatore (altrimenti c’è da preoccuparsi), ma si gradirebbe, talvolta, una maggiore capacità di capire dove sei e cosa puoi dare in un determinato momento. Se vieni da un po’ di mesi di inattività, con mezzo allenamento nelle gambe, non puoi andare in campo e tirare ogni volta che hai la palla in mano, a questo gioco vince chi usa la testa. JET LAG

ANDRE DAWKINS voto 3: l’uragano Dyson ha visto il sacrificio di Dawan Robinson, a mio avviso assolutamente innocente e quindi da tenere. E’ rimasto in sella l’ex Duke, che continua a sciorinare prestazioni orrende non facendo assolutamente fede alla sua fama di “killer”, che si è saputo costruire al College. Anche contro Pistoia (non) gioca al contrario: 22 minuti, nessun canestro dal campo (0/6), un fantasma che girovaga sul parquet senza né arte né parte, allora se all’inizio potevamo giustificare la nuova lega, il nuovo contesto e la solita solfa, dopo 10 giornate le giustificazioni non ci sono quasi più, e magari qualche provvedimento va preso anche nella sua direzione. KILLING ME SOFTLY.

REYER VENEZIA voto 2: inutile girarci intorno, Venezia è l’autentica delusione di questo inizio di stagione. Contro Cantù arriva la quarta sconfitta in campionato, in Eurocup (girone molto alla portata salvo il Valencia) non ha ancora staccato il pass per le Last 32, ma anche quando ha vinto la squadra di Recalcati non ha mai convinto del tutto, eppure il roster è davvero importante, ulteriormente potenziato dagli arrivi, in estate, di Mike Green, Mike Bramos e Josh Owens.
Manca gioco, manca continuità, la squadra sembra poco convinta e in difesa concede troppo, se l’andazzo non cambia presto si rischia un flop che sarebbe davvero rumoroso. AFFONDATI.

COURTNEY FELLS/PENNY WILLIAMS voto 1: 6 punti in combinata, frutto di un misero 2/17 al tiro, con il buon Fells che, non ancora stanco di questo scempio, ci mette vicino anche 6 palle perse, per gradire ulteriormente. Basterebbe questo per giustificare una pagella del genere, di due che dovrebbero fare la differenza, ma non per gli avversari, invece arrivano a Cremona con l’opuscolo turistico della città, dove è possibile visitare il Torrazzo, magari gustando un bel piatto di tortelli cremaschi (una prelibatezza), ma senza un pallone da basket in mano, se quelli sono i risultati. SDENG.

STEFANO SARDARA voto 0: se si matura una decisione quale quella, importante, di lasciare la carica di presidente di una società, bisogna farlo senza pretesti, né, tantomeno, mettere benzina sul fuoco acuendo, ulteriormente, un momento generale già abbastanza complicato, con la squadra in netta difficoltà.
L’annuncio “shock” dell’attuale patron della Dinamo Sassari (“a giugno lascerò a chi probabilmente sarà più disponibile a fare solo scelte di cuore e non di ragione. Sono felicissimo di quanto abbiamo fatto, tiferò sempre Dinamo, ma non sono la persona giusta per portare avanti un progetto serio, che si basa solo sul cuore”) è solo la punta di un iceberg in un momento non proprio felice vissuto dagli isolani, che solo 6 mesi fa mettevano in bacheca uno scudetto che significava “Triplete”. La scelta di esonerare Sacchetti non ha sortito gli effetti sperati, il pubblico, che ha sonoramente fischiato la squadra dopo la debacle interna contro Trento, sembra aver già dimenticato ciò che accadeva, appunto, 6 mesi fa, ci sono tanti motivi tecnici che portano la squadra ad aver perso 13 delle 19 partite stagionali fin qui disputate, quali l’ormai annoso ed obsoleto “run & gun”, ma se si vuole andare via e lasciare tutto non bisogna attaccarsi a semplici pretesti, ma sapersi assumere le proprie responsabilità, nella vita come nello sport. TITANIC.


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