mercoledì 30 settembre 2015

Olimpia On The Road: Chicago Edition


da sito ufficiale Olimpia Milano:

Olimpia On The Road: Chicago Edition

La lunga tappa di avvicinamento agli Stati Uniti – secondo viaggio ufficiale nella storia dell’Olimpia che pure ha anche partecipato ad una summer league negli anni ’90 – comincia in Piazzale Lotto alle 5 del mattino. Sveglia assassina ma tutti puntuali. Non sale sull’aereo che da Malpensa fa scalo a Roma perché la truppa biancorossa si imbarchi verso Chicago O’Hare, secondo aeroporto degli Stati Uniti, Oliver Lafayette. Recuperato a tempo di record dall’operazione al menisco per essere disponibile in Supercoppa, è ancora in ritardo di condizione e la scelta dello staff è stata quella di affidarlo ai fisioterapisti e al preparatore atletico Luca Agnello per immagazzinare energie e salute. Si riunirà al gruppo quando questo rientrerà dagli Stati Uniti. Tutti presenti gli altri. Per alcuni, come Alessandro Gentile e Krunoslav Simon, che pure hanno esperienza internazionale, o Andrea Amato, si tratta del debutto negli Stati Uniti. Il volo dura 10 ore e 10 minuti circa, un’eternità.
Chicago offre cielo nuvoloso ma temperatura mite per quanto ghiacciata da una rispettosa osservanza del soprannome della città del vento appunto. Ma se nel mondo Chicago è “The Windy City”, la città ventosa, nessun nativo l’ha mai chiamata così. Per loro è Chi-Town. Il vento è forte ma ci sono nove città più ventose di Chicago in America, ci ha raccontato prima di partire Dan Peterson. Ma credergli oggi è dura, almeno per chi ha assaggiato la brezza sul lago. La città è adagiata appunto sul Lago Michigan. Risalendo la costa si arriverebbe a Milwaukee in poco più di un’ora. E’ una città sportiva quasi all’eccesso, legatissima alle sue squadre: due di baseball, ad esempio, i Cubs perseguitati da una tradizione perdente ma amatissimi e i White Sox che entrarono nella storia dalla parte sbagliata all’inizio del secolo scorso quando i giocatori si vendettero le World Series e vennero ribattezzati “Black Sox”, calzini neri invece che bianchi. Il baseball spacca in due la città anche geograficamente, North Side e South Side, ma le altre squadre la uniscono. I Blackhawks di hockey, i Bears di football e i Bulls di basket. Il basket storicamente era più seguito qui a livello scolastico fino a quando nel 1984, con il numero 3 dei draft i Bulls scelsero Michael Jordan. Da quel giorno nulla sarebbe stato come prima, nel basket, nella NBA, a Chicago. Con Jordan, i Bulls sono diventati sei volte Campioni NBA, si sono appropriati della città, l’hanno di fatto dotata di una nuova arena che oggi è anche meta turistica: davanti all’ingresso c’è la famosa statua che riprende Michael Jordan in volo. Dal 1998 però non tornano alla Finale NBA, colpa anche della sfortuna che appiedò Derrick Rose quand’era Mvp della Lega. Rose è un prodotto della città di Chicago. La sua presenza come leader vale doppio. L’Olimpia farà il suo ingresso allo United Center tra poche ore per il primo dei due allenamenti che precederanno il debutto dell’Euro Classic contro il Maccabi Tel Aviv.
All’aeroporto la squadra è accolta da Arthur Kenney: il Grande Rosso la cui maglia numero 18 è stata ritirata nel 2013 funge un po’ da apripista del gruppo in questo viaggio americano. E’ bello sapere che l’Olimpia può contare su una persona ricca di vitalità, energia e amore per i colori biancorossi anche a 40 anni di distanza dalla sua esperienza milanese. Kenney parla italiano, sul pullman discute di aneddoti di storia con Coach Jasmin Repesa. La squadra arriva al Godfrey Hotel su West Huron Street attorno alle 16 locali in tempo per lo snack. Il programma prevede poi una seduta in sala pesi, a gruppi di sei giocatori alla volta. Charles Jenkins è vittima del classico inconveniente da trasferta: il suo bagaglio non arriva a Chicago e lo lascia privo di indumenti e soprattutto delle scarpe da basket. Ma rimedierà.
In serata cena da Eataly, tra State e Wabash, in pieno centro. Dall’hotel è una camminata di otto minuti. Per qualcuno irreale, e lo confessa. “Come camminare attraverso un film”, dice Alessandro Gentile. Foto di gruppo, grande accoglienza, menu dedicato, bruschette e prosciutto, penne al pomodoro, pollo e verdure, vitella e verdure, macedonia di frutta. Un bicchiere di vino e caffè espresso alla fine. Cena di livello, in un ambiente giovane e accogliente. Il direttore, Jason, ha studiato italiano a Milano, si esprime bene nella lingua. Sarà dei nostri allo United Center. La stanchezza fa capolino: normale dopo 24 ore in piedi
DAY 2: il programma del 30 settembre prevede allenamento allo United Center di Chicago, poi presenza della squadra alla National Italian American Sports Hall of Fame per una sezione permanente dedicata all’Olimpia e al suo legame con gli Stati Uniti. Contemporaneamente Coach Mario Fioretti con Robbie Hummel, Charles Jenkins, Andrea Magro e Jamel McLean insieme ad una delegazione del Maccabi terrà un clinic per ragazzi di Chicago al BEST Training Center.

Nessun commento:

Posta un commento