Oklahoma City Thunder - San Antonio Spurs 103-111 (3-4)
I San Antonio Spurs tornano alle Finals Nba dopo
dodici anni. Vincono Gara 7 della finale playoff dell’Ovest a Oklahoma City
battendo i Thunder 111-103, chiudono la serie 4-3, eliminano i campioni in
carica superandoli a casa loro. Non hanno neppure bisogno di un Victor
Wembanyama versione Superman per imporsi, il francese chiude con 22 punti e 7
rimbalzi, ma sono sette i neroargento in doppia cifra di punti al Paycom
Center. Julian Champaigne è il jolly tirato fuori a sorpresa dal mazzo delle
risorse dei texani, ma i giovanissimi Dylan Harper e Stephon Castle esibiscono
l’ennesimo partitone con la stagione in bilico, Devin Vassell non tradisce mai
e i veterani, De’Aaron Fox e soprattutto il sesto uomo dell’anno stagionale,
Keldon Johnson, aggiungono il carico d’esperienza decisivo. Guadagna la finale
- la prima per la franchigia dal 2014, dall’era Duncan - la squadra più forte,
quella con più talento nei primi sette giocatori di rotazione. Questa è già
l’era Wembanyama, premiato come miglior giocatore della serie. A 22 anni, alla
prima partecipazione ai playoff, s’è già preso la scena. S’è già preso quasi
tutto…Per aggiungere la ciliegina sulla torta gli Spurs dovranno superare i New
York Knicks, i vincitori dell’Est, Che arriveranno riposati, dopo il 4-0 su Cleveland,
a Gara 1 delle Finals, in programma a San Antonio dalle 2.30 di giovedì, ora
italiana.
Oklahoma City non era lo squadrone epocale che era
stato raccontato a torto, spesso, durante la stagione regolare. Ma è una
signora squadra, campione uscente non per caso. Esce dai playoff dopo aver
lottato sino agli ultimi secondi. Shai Gilgeous-Alexander, l’Mvp 2026, che
aveva giocato male, per i suoi standard, per gran parte della serie, stavolta
non tradisce: 35 punti, 9 assist, fa il possibile, chiude esausto. Ai Thunder
mancano i punti degli assenti, gli infortunati Jalen Williams e Ajay Mitchell,
anche perché Chet Holmgren incappa in una controprestazione sconsiderata,
specie per poca personalità: prende due tiri in tutta la gara. Il coraggio di
Alex Caruso e di uno strepitoso Cason Wallace non basta, gli Spurs avevano più
talento da mettere sull’altro piatto della bilancia.
C’è Wallace nel quintetto base Thunder. Subito 27-13 Spurs sulla tripla di Champagnie. Caruso e Jaden McCain riportano sotto OKC appena entra Luke Kornet, sciagurato cambio di Wemby che poi si riscatterà in parte con una stoppata cruciale su Hartenstein nel 4° periodo. 32-25 San Antonio a fine 1° quarto, 9 punti di Castle. Uno strappo offensivo di Shai riporta i Thunder sul 46-47 e Jaylin Williams griffa il canestro del sorpasso, quello del 51-49 OKC, ma un 7-0 di controparziale permette ai texani di chiudere il primo tempo avanti 56-53. 26 rimbalzi a 14 per Oklahoma City, 9 offensivi, così sono tornati sotto. 19 punti per Gilgeous-Alexander, 13 nel 2° quarto. Caruso e Williams partono in quintetto al posto di Dort, pessimo, e Hartenstein alla ripartenza. Le triple di Champagnie, saranno sei alla fine, issano gli Spurs sul 76-65, ma Castle commette il 4° fallo con 5’ da giocare nel 3° periodo e esce. 80-77 Spurs dopo 36’. Un paio di tiri da 3 di Johnson ispirano il 97-86 San Antonio a 8’ dalla fine, però poco dopo arriva il 5° fallo di Wemby. 104-93 sull’appoggio a canestro di Harper con 4’26” rimasti sul cronometro, ma Wallace non si arrende e riporta OKC in scia. 109-103 e palla Thunder, ma Shai è stremato e così la schiacciata di Darius Vassell diventa il punto esclamativo sull’impresa degli Spurs. Ci sarà una diversa squadra campione Nba per l’ottavo anno di fila, confermarsi è diventato tabù.

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