Eroe. Idolo. Campione. Fenomeno. Mille modi per apostrofarlo. Per me, invece, Oscar Schmidt era semplicemente un MITO. Ma non un mito di quelli cantati dagli 883. Uno di quelli dell'antica Grecia narrati al liceo. Uno di quelli i cui racconti passano dalle voci dei nostri padri, tra brividi e lacrime, convinti che un giocatore così, sulla faccia della terra, passi davvero una volta nella vita.
E ripensando alla sua carriera, non ci si va poi troppo lontani. Record di punti segnati (49737) in carriera durato durato oltre 20 anni ed abbattuto solo da un certo Lebron James. Ben 5 olimpiadi disputate, unico giocatore con oltre 1000 punti segnati nella competizione. La rinuncia alla NBA ed alla chiamata dei New Jersey Nets, pur di giocare con la canotta del suo amato Brasile. Un'ala di oltre 2 metri, con mani che definire morbidissime è un eufemismo; sarà praticamente l'antesignano involontario dei lunghi moderni. Per il mondo intero sarà "Mao Santa", ammirato da tutti, un incubo per le difese avversarie. Palmeiras, Sirio, America RJ, Caserta, Pavia, Valladolid, Corinthias, Bandeirantes, Gremio e Flamengo i club che ha deliziato a suon di retine infiammate.
CASERTA. Probabilmente quella di Caserta è stata la sua tappa più importante. Scelto nell'estate 1982 da coach Tanjevic, contro il quale aveva vinto una finale di Coppa Intercontinentale, Oscar ha vestito la casacca bianconera per ben 8 stagioni, portando prima Caserta in massima serie, poi alla conquista della Coppa Italia 1988, ai danni di Varese; con lui Caserta arriva due volte consecutive alla finale scudetto, senza mai riuscire ad agguantare lo scudetto. Triple su triple, difese ammattite e medie punti da capogiro. Con gli anni è diventato un casertano a tutti gli effetti, integrandosi perfettamente in una città che non smetterà mai di amarlo. Ma la grandezza di Oscar non era solo nei numeri. Il brasiliano era un talento così puro e cristallino da scomodare anche Diego Armando Maradona, suo amico e tifoso che, quando poteva, presenziava nelle tribune del PalaMaggiò per tifare il suo amico. La "Mano de Dios" che salta e tifa alle triple di "Mao Santa".
Il Real Madrid nel suo destino: nel 1985 rifiuta l'offerta dei blancos, trattenuto dall'amore del presidente Maggiò. Nel 1989, ad Atene, giocherà la partita del millennio contro i madrileni, realizzando ben 44 punti nella finale di Coppa delle Coppe, ma non basterà a Caserta a conquistare il titolo, contro un Drazen Petrovic da 62 punti. Lascerà i bianconeri nell'estate 1990, aprendo la più grande divisione di pensiero casertana, considerando che senza di lui, dopo meno di un anno, arriverà il tricolore.
Oscar tornerà a Caserta altre 3 volte: nel 2003 per disputare al PalaMaggiò la sua partita d'addio, nel dicembre 2016, sempre a Pezza delle Noci, in occasione del match contro Pesaro, e nel 2023, con Tato Lopez, per seguire la JuveCaserta 2021 contro Roseto.
La sua fine è stato un squarcio in una serata di primavera. Una notizia inaspettata che ha scosso una comunità intera; non solo quella casertana, ma di tutto il mondo cestistico che ne riconosce la grandezza. Il saluto tributato all'ombra della Reggia di Caserta, è stata l'ultima tripla d'amore del cannoniere brasiliano: O'REY, all'ombra della Reggia. OBRIGADO!

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